Street Food agricolo: tutte le novità

La finanziaria 2017 ha introdotto alcune novità in materia di Street Food agricolo, integrata recentemente con quanto espresso in una nota dal Consorzio dei Comuni

Lo street food, ovverosia l’attività di somministrazione mediante strutture mobili (es. furgoni), è stata sdoganata dalla legge finanziaria dello scorso anno attraverso il comma 8.bis all’articolo 4 della D.Lsg 228/2001 che regolamenta la vendita diretta. Ai fini fiscali essa si può considerare una nuova tipologia di vendita diretta e pertanto non si può prescindere dai requisiti fondamentali per essa previsti:

  • possesso della qualifica di imprenditore agricolo o di coltivatore diretto;
  • iscrizione nell’apposita sezione della C.C.I.A.A.;
  • prevalenza, nella vendita, dei propri prodotti;
  • limite dei ricavi per i prodotti acquistati da terzi e non di propria produzione: 160.000 Euro per le ditte individuali e 4.000.000 di Euro per le società.

La principale e più interessante novità prevista dalla norma è la possibilità per imprenditori agricoli non già titolari di licenze di agriturismo, di vendere prodotti agricoli, manipolati, trasformati o pronti per il consumo in forma itinerante su aree pubbliche o private oltre a prevedere il consumo sul posto.

E’ chiaro l’impatto che tale disposizione normativa ha sull’ampliamento dell’attività di somministrazione, permettendo di effettuare una somministrazione non assistita, fino a poco tempo fa negata alle mere aziende agricole. Occorre però fare delle opportune osservazioni al fine di non incappare in illeciti amministrativi o fuoriuscire dal regime fiscale agevolato agricolo.

Innanzitutto occorre delimitare il concetto di prodotto agricolo trasformato. La legge (Decreto 13/02/2015) ha stabilito quali sono i prodotti agricoli trasformati. Tra i più noti si possono annoverare: la produzione di carni e prodotti della loro macellazione, la produzione di succhi di frutta e di ortaggi, la produzione di pane, quella di grappa, di aceto, di malto, erba medica disidratata, sciroppi di frutta e a seguire le altre categorie merceologiche stabilite dal decreto. Ebbene, ogni tipo di attività che preveda una ulteriore trasformazione dei prodotti sopra elencati, non può essere considerata attività agricola connessa e quindi il bene così ottenuto non può diventare oggetto di vendita diretta con le agevolazioni concesse al settore agricolo. Ad esempio, è ammessa la cessione della carne macinata per preparare hamburger, ma la cottura della medesima, che venga fatta sul posto oppure no, configura la cessione di un prodotto non più agricolo con conseguenti problemi dal punto di vista amministrativo, per le licenze di vendita, e fiscale per quanto concerne la tassazione. Si è data un’interpretazione letterale della norma che prevede un confronto obbligato con la tabella del Decreto sopra citato e che di fatto non permette la vendita di nessun prodotto sottoposto a cottura, ad eccezione del pane che è espressamente previsto, rendendo difficilmente applicabile nella pratica l’intenzione del legislatore di favorire il consumo dei prodotti.

Quanto esposto sicuramente mal si concilia con una comunicazione dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) del 05/03/2018, che sembra invece di tenore diverso. Da un’attenta lettura si potrebbe incorrere in un fraintendimento ove viene permessa la vendita di prodotti purché non cotti sul posto ma al limite riscaldati, lasciando intendere che si potrebbe considerare agricolo anche un prodotto cotto nella propria sede aziendale, cosa che andrebbe contro la norma descritta poc’anzi.
La comunicazione ANCI fa in ogni caso chiarezza su altri aspetti molto importanti:

  • lo street food può essere esercitato su tutto il territorio nazionale ed in qualsiasi periodo dell’anno;
  • l’imprenditore agricolo può utilizzare qualsiasi bene mobile registrato che rientra nella sua disponibilità, pertanto non è necessaria la proprietà (ad esempio del classico furgoncino che si vede ai lati delle strade), ma è sufficiente anche un noleggio. Esso deve comunque essere in regola con le norme igienico-sanitarie;
  • viene esclusa nel modo più assoluto la cottura sul luogo. I prodotti devono essere già pronti;
  • la somministrazione non deve essere assistita, applicando quindi le stesse regole del consumo in azienda: non è possibile dare posate o bicchieri di plastica o tovaglioli di carta ma solo gli analoghi di metallo vetro e stoffa.

Viste tali premesse, lo street-food agricolo è un’attività che prima di essere intrapresa necessita di un’analisi anche minima delle categorie merceologiche e della struttura organizzativa. CIA e la sua società di servizi, Agriverde-Cia srl, sono a disposizione per le consulenze del caso.