Vigneti storici

Antiche pietre in nuovi vigneti

Pubblichiamo l’articolo uscito su Agricoltura Trentina 09/2019 a cura della redazione, in collaborazione con Francesco Penner (FEM)

 

Una nostra lettrice, Letizia, ci ha segnalato un particolare tipo di impianto in Val di Cembra. Interessati abbiamo fatto alcune ricerche e abbiamo iniziato una collaborazione sul tema con Francesco Penner della FEM che da qualche anno si interessa dell’argomento. Ecco come è andata.

Passeggiando lungo le strade che attraversano i vigneti tra Verla e Mosana è possibile osservare delle curiose pietre uscire dai muri a secco. Forate al centro sono generalmente squadrate e poste in modo da essere sempre più basse di circa mezzo metro rispetto al terrazzo vitato soprastante. Distano tra loro alcuni metri, ma in maniera abbastanza regolare, tale da assicurare che chi le ha poste avesse un progetto preciso.

Non sono parti una qualche scala in pietra, che invece si trovano con una certa frequenza per passare da un terrazzo all’altro. Le pietre in questione spesso sono di un materiale diverso dal porfido con cui sono fatti i muretti. Il colore grigiastro suggerisce una pietra calcarea, forse derivano dal monte Corona appena soprastante i due paesi, e potrebbe essere dovuto alla ricerca di una maggiore semplicità nella lavorazione del materiale.

Un esempio lo possiamo vedere anche in via dell’Oratorio a Verla di Giovo e devo ringraziare la signora Letizia Brugnara se ne sono venuto a conoscenza accompagnandomi in un torrido pomeriggio di fine giugno e riportandomi le notizie ricevute dal signor Lino un esperto viticoltore anziano profondo conoscitore dei luoghi.

Approfondendo l’argomento scopro che servivano come supporto per sostenere i pali esterni del tetto della pergola, così da non doverli piantare nel terreno e poter sfruttare appieno di tutta la superficie del terrazzo vitato.

Davvero ingegnoso. E laborioso, se pensiamo che per recuperare qualche decina di centimetri di terra si dovevano scalpellare e posizionare una pietra ogni 4-5 metri di muretto.

Questo mi ricorda le pietre a uncino poste a distanza regolare lungo i muri all’interno delle cesure. Servivano a sostenere i travetti del calcagno delle pergole ed erano molto utilizzati prima dell’impiego del fil di ferro, arrivato a diffondersi verso la fine dell’ottocento. Un esempio di queste pietre è facilmente visibile a maso Romani a nord del paese di Volano, proprio di fronte alla zona artigianale, è possibile osservarlo lungo il muro nord parcheggiando sulla strada a fianco della statale.

Per fortuna nel rinnovare i vigneti rimangono i manufatti costruiti dai nostri vecchi, ma purtroppo ne abbiamo dimenticato lo scopo e addirittura i nomi. Stiamo perdendo un pezzetto di tradizione ed è un peccato perché con essa rischiamo di perdere anche un pezzetto di identità.

Cerchiamo adesso di riprendere il filo, facciamo appello a tutti i lettori se conoscono i nomi di queste pietre o se sono a conoscenza di altri particolari che caratterizzano o hanno caratterizzato la viticoltura trentina per cercare di riappropriarci di un tratto della nostra cultura. redazione@cia.tn.it