Il recente caso di caporalato emerso in Trentino ha suscitato sconcerto e preoccupazione. Sono episodi che colpiscono profondamente non solo come cittadini, ma anche come imprenditori agricoli, perché la dignità della persona deve rappresentare un principio irrinunciabile, indipendentemente dall’origine, dalla religione, dal ruolo o dalla mansione svolta.
Nessuna difficoltà organizzativa o carenza di manodopera può giustificare situazioni di sfruttamento o di mancato rispetto dei diritti dei lavoratori.
È importante sottolineare che il sistema dei controlli esiste, è attivo e sta dimostrando la propria efficacia. I risultati raggiunti sono frutto della collaborazione tra enti preposti alla vigilanza, associazioni di categoria e imprenditori, tutti accomunati dall’obiettivo di garantire legalità, trasparenza e tutela. È proprio questa collaborazione a consentire di individuare eventuali irregolarità e a rafforzare la fiducia verso un comparto che, nella sua grande maggioranza, opera nel pieno rispetto delle regole.
Allo stesso tempo, è necessario guardare con lucidità al contesto in cui operano le imprese agricole. Chiunque abbia cercato di assumere personale negli ultimi anni sa quanto sia diventato complesso trovare lavoratori disponibili e soprattutto, riuscire a mantenerli. L’agricoltura vive questa difficoltà in modo particolarmente intenso, anche perché molte aziende hanno bisogno di manodopera negli stessi periodi dell’anno, a causa della forte specializzazione delle produzioni presenti in provincia.
Da tempo il settore si sta impegnando per individuare nuove soluzioni. Si cercano lavoratori in aree sempre più lontane, si riorganizzano le attività aziendali, si investe nella meccanizzazione e nelle nuove tecnologie per ridurre, dove possibile, il fabbisogno di lavoro manuale. Sono stati inoltre sviluppati strumenti come lo scambio di manodopera, recentemente esteso anche alle società, insieme ai LoAgri, che rappresentano tentativi concreti di favorire trasparenza, legalità e collaborazione tra le imprese.
Sono strumenti utili, ma da soli non bastano. Molte aziende continuano a segnalare difficoltà nel reperire personale e le soluzioni oggi disponibili non sempre riescono a rispondere in modo efficace alle esigenze del comparto.
La grande maggioranza degli imprenditori agricoli è consapevole delle proprie responsabilità. Da tempo come associazioni richiamiamo costantemente l’attenzione sulla necessità di verificare con la massima cura ogni assunzione, affidandosi a canali regolari e trasparenti. Anche quando si agisce in buona fede, infatti, il rischio di incorrere in situazioni irregolari esiste e la responsabilità rimane in capo al datore di lavoro.
Il caso emerso in questi giorni dimostra che, oltre ai controlli, servono strumenti più efficaci per prevenire il problema. È necessario semplificare le procedure di reclutamento, ampliare la platea di lavoratori a cui le imprese possono rivolgersi e rendere strutturati e programmabili i percorsi di reclutamento dall’estero, così da offrire risposte concrete ai fabbisogni del settore.
L’agricoltura trentina continua inoltre a investire nell’accoglienza dei lavoratori stagionali, mettendo a disposizione anche soluzioni abitative durante il periodo di impiego. In molti casi si instaurano rapporti di fiducia che vanno ben oltre il semplice rapporto di lavoro, fino a diventare autentici legami umani. Non sono poche le famiglie che hanno avuto origine proprio da esperienze lavorative nate nelle nostre aziende.
L’agricoltura farà, come ha sempre fatto, la propria parte, promuovendo lavoro regolare, sicurezza e rispetto delle persone. Ma una sfida così complessa non può essere affrontata dalle imprese da sole. Servono il contributo delle istituzioni, strumenti più adeguati e una collaborazione sempre più stretta tra tutti gli attori coinvolti. Solo così sarà possibile coniugare tutela dei lavoratori, legalità e competitività delle imprese, rafforzando un modello agricolo fondato sulla responsabilità e sul rispetto delle persone.
La presidente di Cia del Trentino, Mara Baldo, pubblicato sulla rivista Agricoltura Trentina del mese di luglio 2026
